Come sbugiardare un antivaccinista in 8 semplici risposte

, di Davide Cinotti

Come sbugiardare un antivaccinista in 8 semplici risposte

In questi mesi, per ovvie ragioni, si è tornato a parlare di vaccini e delle loro conseguenze. comunicato Mentre l’Italia è seconda in UE per velocità di somministrazione vaccini solo il 57% degli italiani vuole vaccinarsi. Questa percentuale scende al al 49% tra chi dice di credere poco alle istituzioni, al 42% tra chi afferma di avere poca fiducia nel sistema sanitario mentre si ferma al 31% tra chi dichiara scarsa fiducia nella scienza. Il 33% del campione pensa che i vaccini siano in generale una ‘manovra di arricchimento delle case farmaceutiche’, il 28% che i dati sui vaccini siano ‘facilmente falsificabili’ e il 23% che il vaccino contro Covid-19 sia ‘una manovra politica del governo’ . Chi ha dubbi sul vaccino non dovrebbe essere stigmatizzato o colpevolizzato ma ricevere messaggi adeguati, che motivino a vaccinarsi: “dal punto di vista scientifico e psicologico è dimostrato che obbligare provoca reattanza psicologica, sostanzialmente una reazione di rifiuto, e davvero non ci serve” affermano gli autori di uno studio dell’Università di Cremona.

«Come è possibile che in un solo anno si sia arrivati a un vaccino?»

I vaccini anti-Covid sono il frutto di decine di anni di ricerca su virus simili responsabili di precedenti epidemie come Sars e Mers. L’avere a che fare con un virus dalle caratteristiche in parte note ha facilitato il compito degli scienziati. Il virus Sars-Cov-2 muta molto più lentamente rispetto ad altri virus (come quello influenzale o all’Hiv) e non elude gli attacchi del sistema immunitario. Inoltre, dato che il virus si è diffuso in tutto il mondo è stato molto più facile testare l’efficacia del vaccino nella terza fase della sperimentazione.

Gli studi sui vaccini anti COVID-19, compresi i vaccini a mRNA, sono iniziati nella primavera 2020 ma hanno visto la partecipazione di un numero di persone dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini. In questo modo è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza. Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino: i tempi brevi che hanno portato alla registrazione rapida sono stati resi possibili grazie alle ricerche già condotte da molti anni sui vaccini a RNA, alle grandi risorse umane ed economiche messe a disposizione in tempi rapidissimi e alla valutazione delle agenzie regolatorie dei risultati ottenuti man mano che questi venivano prodotti e non, come si usa fare, soltanto quando tutti gli studi sono completati. Queste semplici misure hanno portato a risparmiare anni sui tempi di approvazione.

«Chissà chi lo finanzia»

Il 17 giugno la Commissione europea ha presentato una strategia europea sui vaccini per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini anti COVID-19. La Commissione e gli Stati membri hanno concordato un’azione comune a livello dell’UE. La Commissione prevede un approccio centralizzato in ambito europeo per garantire l’approvvigionamento e sostenere lo sviluppo di un vaccino. I finanziamenti, in UE, proverranno in gran parte dai 2,7 miliardi di euro di cui è dotato lo strumento per il sostegno di emergenza. La Commissione conclude accordi di acquisto preliminare con i produttori di vaccini per conto degli Stati membri. In cambio del diritto di acquistare un determinato numero di dosi di vaccino in un determinato periodo di tempo e a un determinato prezzo, la Commissione finanzierà una parte dei costi iniziali sostenuti dai produttori di vaccini ricorrendo allo strumento per il sostegno di emergenza. Questo finanziamento sarà considerato un acconto sui vaccini che saranno effettivamente acquistati dagli Stati membri. È possibile stanziare un sostegno supplementare mediante i prestiti della Banca europea per gli investimenti. Tale approccio ridurrà i rischi per le imprese, accelerando al contempo la produzione. Gli obiettivi della strategia dell’UE sui vaccini sono garantire vaccini sicuri, efficaci e di qualità, assicurare agli Stati membri e ai loro cittadini un accesso rapido al vaccino, guidando al contempo lo sforzo di solidarietà a livello globale. Sono stati stabiliti inoltre due pilastri: garantire la produzione di una quantità sufficiente di vaccini nell’UE grazie ad accordi di acquisto preliminare con i produttori di vaccini tramite lo strumento per il sostegno di emergenza. Il 19 gennaio 2021 la Commissione europea ha adottato una comunicazione in cui invita gli Stati membri ad accelerare la diffusione dei vaccini in tutta l’UE. Entro marzo 2021, dovrebbero essere vaccinati almeno l’80% della popolazione di età superiore agli 80 anni e l’80% degli operatori sanitari e sociali in ogni Stato membro. Entro l’estate del 2021 gli Stati membri dovrebbero avere vaccinato almeno il 70% dell’intera popolazione adulta. Le aziende hanno anche potuto appoggiarsi a infrastrutture nazionali e internazionali nate dopo le epidemie di Ebola, Zika, Sars e Mers. Una di queste è il Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) lanciata nel 2017 con lo scopo di accelerare la produzione di vaccini. Ma la vera marcia in più, va riconosciuto, sono stati i soldi: giganteschi finanziamenti alla ricerca hanno consentito alle aziende di poter avviare in parallelo invece che in sequenza le diverse fasi della sperimentazione. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno investito 10 miliardi di dollari nel programma vaccinale Operation Warp Speed: è il più grande finanziamento pubblico che le aziende farmaceutiche abbiano mai visto. Con queste garanzie finanziarie le industrie hanno potuto permettersi di rischiare il fallimento, cosa che normalmente non possono fare. Non lo hanno potuto fare per la ricerca di un vaccino contro l’Ebola che non aveva certo attirato le stesse somme di denaro e probabilmente non lo potranno fare per vaccini contro altre malattie come la malaria. «Senza denaro non c’è modo di accelerare i tempi», è il commento rilasciato a Nature di Rino Rappuoli direttore scientifico presso GlaxoSmithKline Vaccines di Siena.

«Non sai nemmeno quello che ti fai iniettare»

Il vaccino è piuttosto semplice nella sua composizione. Ad esempio nel vaccino di Pfizer-BioNTech l’ingrediente centrale è appunto l’mRNA, presente in più copie e protetto da microscopiche bolle lipidiche, per fare in modo che possa raggiungere intatto le cellule senza essere distrutto subito dopo l’iniezione. Gli altri ingredienti sono sostanze che servono a mantenere stabile il vaccino quali acqua, sali saccarosio e grassi.

I virus SARS-CoV-2, dichiara l’AIFA, infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule. I due vaccini COVID-19 a mRNA approvati per la campagna vaccinale utilizzano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Nei vaccini le molecole di mRNA sono inserite in microscopiche vescicole lipidiche che permettono l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2. Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata entra nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo. L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione. È probabile che i vaccini anti Covid aprano la strada all’era dei vaccini a mRna che hanno dimostrato una serie di vantaggi allettanti per le industrie. L’Rna, innanzitutto, è facile da sintetizzare in poco tempo e su larga scala. Il processo di produzione è più sicuro perché non richiede la manipolazione di virus. Lo stesso impianto può produrre vaccini diversi utilizzando la stessa tecnologia, cambia solo la sequenza del mRna da inserire nel vaccino.

«Che senso ha vaccinarsi se ancora non sappiamo se sia efficace contro la trasmissione?»

I test clinici hanno già rilevato che il vaccino di Pfizer-BioNTech è altamente efficace nell’evitare lo sviluppo della malattia, ma non hanno permesso di verificare con certezza se sia efficace contro il contagio. In linea di massima si è più contagiosi quando si è malati, ma sappiamo ormai da diversi mesi che il coronavirus viene anche trasmesso da individui asintomatici. Saranno necessari diversi mesi per capire se il vaccino escluda o per lo meno limiti il rischio di ulteriori contagi. Tuttavia evitare che milioni di persone si ammalino di COVID-19 è essenziale per ridurre il carico di lavoro dei sistemi sanitari, migliorare l’assistenza ai malati e mantenere attiva la popolazione. Se come sembra il vaccino mantiene un’efficacia così alta (95 per cento) contro il virus, il suo impiego può rivelarsi essenziale affinché i prossimi dcpm siano meno restrittivi e permettano la ripresa graduale delle attività.

La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi.

Grafico molto intuitivo sul funzionamento dell’immunità di gregge.

«Mentre i vaccini e l’autismo?»

La storia del presunto legame tra vaccinazioni e autismo, come spiega il post, deriva da una delle più grandi frodi scientifiche dell’ultimo secolo. A oggi non vi è alcuna correlazione tra particolari tipi di vaccini e l’insorgenza di sintomi legati all’autismo. Il vaccino di Pfizer-BioNTech, inoltre, funziona con principi diversi da quelli dei vaccini tradizionali.

«Come si ottiene un virus attenuato?»

Secondo l’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, “uno studio clinico di dimensioni molto ampie ha dimostrato che il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è efficace nella prevenzione di COVID‑19 nei soggetti a partire dai 16 anni di età”. La sicurezza ed efficacia di questo vaccino è stata valutato nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone. La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo (in questo caso un prodotto identico in tutto e per tutto al vaccino, ma non attivo). L’efficacia è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età (compresi soggetti di età superiore ai 75 anni) che non presentavano segni di precedente infezione. Lo studio ha mostrato che il numero di casi sintomatici di COVID-19 si è ridotto del 95% nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino (8 casi su 18.198 avevano sintomi di COVID-19) rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di COVID-19). E’ necessario un richiamo, quindi due vaccini. L’efficacia è stata dimostrata dopo solo una settimana dalla seconda dose. I vaccini non utilizzano virus attivi, ma solo una componente genetica che porta nell’organismo di chi si vaccina l’informazione per produrre anticorpi specifici. Non sono coinvolti virus interi o vivi, perciò i vaccini non possono causare malattie. L’mRNA dei vaccini, come tutti gli mRNA prodotti dalle cellule, si degrada naturalmente dopo pochi giorni nella persona che lo riceve.

«Devo preoccuparmi delle allergie?»

Vi è stata, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, qualche reazione allergica associata alla somministrazione del vaccino di Pfizer-BioNTech nelle prime settimane di somministrazione. Eventi di questo tipo sono rari, ma comunque inevitabili e dipendono dalle allergie che alcuni individui hanno verso particolari sostanze. Una reazione allergica può avvenire con qualsiasi vaccino, anche con quelli in commercio ormai da decenni. Chi ha particolari allergie dovrebbe segnalare la propria condizione prima di ricevere il vaccino. Nel caso di una crisi anafilattica, condizione ancora più rara, i medici possono intervenire con la somministrazione di farmaci specifici.

Che cosa succede subito dopo la vaccinazione?

Nella maggior parte dei casi non succede nulla e si può continuare con le proprie attività consuetudinarie. Un vaccino è comunque una sostanza esterna che entra in contatto con il nostro organismo, quindi può innescare qualche reazione avversa. Nei test clinici sul vaccino di Pfizer-BioNTech sono emerse per lo più lievi reazioni avverse come: dolore nel punto dell’iniezione, mal di testa, febbre e spossatezza; le reazioni si sono rivelate più frequenti alla somministrazione della seconda dose. Nella maggior parte dei casi, gli individui che hanno sviluppato reazioni avverse di questo tipo si sono sentiti meglio dopo poche ore e senza ulteriori strascichi.

Biografia

http://www.healthdesk.it/scenari/covid-19-com-possibile-che-vaccino-sia-arrivato-tempo-record-cosa-significa-futuro?fbclid=IwAR2p8RK42fv428hbc-hrp7AmqvcUheeBJ4tmBl9-GakDbBPi70kpu_HhIkM

https://www.missionescienza.it/vaccino-covid/

https://www.vaccinarsinpuglia.org/assets/uploads/files/VADEMECUM%20perSITO.pdf

https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/decision_approving_the_agreement_with_member_states_on_procuring_covid-19_vaccines_on_behalf_of_the_member_states_and_related_procedures.pdf

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